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Enteroparassiti intestinali: incidenza sullo sviluppo e la riproduzione dei guppy.

 

 

Mi occupo esclusivamente di guppy show ormai da circa 10 anni e praticamente ho importato ed importo spesso guppy da varie parti del mondo ed in particolare dagli U.S.A., dove, grazie ad un buon contatto, riesco a reperire varietà di guppy show selezionate nelle più disparate parti del globo.

All’inizio i guppy arrivati non erano della qualità sperata (anche in considerazione delle somme pagate) e non era cosa improbabile il decesso di molti esemplari.

I problemi più comuni riscontrati erano la scarsa vitalità soprattutto dei maschi, femmine che non rimanevano mai incinte anche se venivano presentate ad altri maschi del mio allevamento, facile predisposizione ad ammalarsi e spesso si mostravano incapaci di adattarsi completamente al nuovo ambiente.

Dopo aver brancolato nel buio per molto tempo (e speso un sacco di soldi in guppy), decisi di approfondire la problematica che mi stava per mandare letteralmente al manicomio.

In pratica chiesi una collaborazione all’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’ Umbria, sede di Terni, dove si possono effettuare esami approfonditi sia su esemplari che su altri campioni, come ad esempio le feci.

Nel corso degli ultimi quattro anni ho fatto analizzare decine e decine di esemplari acquistati  all’estero, ma non solo, anche feci, campioni d’acqua e di vari mangimi.

Su tutti i reperti sono stati effettuati esami anatomo-patologici, coprologici e batteriologici completi.

Devo dire che presso l’ Istituto di Terni ho trovato persone disponibili che hanno da subito capito il mio problema e mi hanno assecondato nel mio progetto di monitorare lo stato di salute dei miei guppy per arrivare ad ottenere una popolazione di pesci priva di parassiti, come si è già riusciti i Germania con i Discus.

Il quadro che né scaturito è stato poco confortante: molti degli esemplari analizzati erano parassitati da enteroparassiti e/o infezioni batteriche interne (spesso riconducibili ad infezioni secondarie dovute ai danni arrecati dagli enteroparassiti presenti).

Non sono mai stati trovati, invece, ectoparassiti tipo “Costia sp.”, “Tricodina sp.” , vermi della pelle e delle branchie, ecc. e questo particolare ha facilitato molto il lavoro.

Questo particolare lo si può rilevare in tutti i referti allegati, compreso quello di figura 6, risalente al 19 luglio 2006.

Il panorama degli enteroparassiti trovati è risultato molto variegato: sono stati trovati alcuni tipi di nematodi, tra i quali “Rhapidascaris sp.” (vedi figura 1) , “Capillaria sp.” ed il flagellato “Hexamita sp.”.

Mentre la cura per debellare i vari nematodi è stata molto semplice (il più delle volte è bastato aggiungere all’acqua delle vasche di quarantena del “Levamisole”) , quella contro il flagellato “Hexamita sp.” si è dimostrata una guerra “lunga e sanguinosa”.

Il flagellato in questione si dimostrò un nemico molto coriaceo, necessitando di molti mesi di cure e dell’utilizzo di due principi attivi (“Metranidazolo” e “Mebendazolo”) per venire a capo della questione.

Questo ceppo di “Hexamita” si è dimostrato resistente al “Metronidazolo”: questo principio attivo riusciva solo a ridurre il numero di parassiti ma non ad ucciderli completamente.

Ho dovuto usare il “Mebendazolo”, molecola molto meno tollerata dai guppy,  per arrivare ad avere i test per l’ “Hexamita sp.” negativi.

A differenza del “Metronidazolo”, il “Mebendazole” non è  ben tollerato dai guppy: se si effettua un bagno prolungato questo non dovrebbe andare oltre le 48 ore. Dopo tale periodo i guppy incominciano ad accusare segni di malessere, dondolano, si isolano e nel giro di altre 24 ore incominciano inesorabilmente a morire. Anche la somministrazione nel cibo di questa molecola non è priva di rischio: anche qui dopo al massimo 4-5 giorni di somministrazione bisogna interrompere il trattamento se non si vuole incorrere in seri problemi.

Un vantaggio invece del “Mebendazolo” è che agisce sia sui flagellati che sui nematodi: vermi del ceppo “Rhapidascaris sp.”, si sono dimostrati estremamente sensibili al farmaco, anche a dosaggi molto bassi, sia come bagno prolungato che con somministrazione attraverso il cibo (metodo decisamente più efficace e sicuro rispetto al bagno prolungato).

C’è anche da dire che l’ausilio dell’ Istituto Zooprofilattico  è stato decisivo nel determinare il dosaggio del principio attivo, che è stato somministrato esclusivamente nel cibo, e soprattutto nel monitorare l’andamento della cura (Allegato 1: particolare di referto dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell ‘Umbria – sede di Terni, in cui si può leggere il ritrovamento nelle feci di una quantità media (due stelline) di larve del nematode “Rhapidascaris sp.”).

La problematica batterica, sicuramente secondaria alla causa principale dell’infezione da enteroparassiti intestinali, si è dimostrata  sostenuta da batteri appartenenti ai ceppi “Aeromonas sp.”, “Pseudomonas sp” e “Schigella sp.”: Pseudomonas Fluorescens, Aeromonas Hydrophila (vedi figura 2), Aeromonas Sobria  e Lactococcus Garvieae (vedi figura 3).

A proposito di quest’ ultimo ceppo batterico, purtroppo si rilevò essere un osso molto duro al punto di dovermi far sopprimere completamente il trio di guppy di Half Black White, su cui fu isolato, per la sua resistenza a moltissimi degli antibiotici di normale reperibilità (vedi figura 4).

Fortunatamente quasi tutti i ceppi batterici isolati erano sensibili alla molecola “Enrofloxacina”, molto facile da reperire, anche se decisamente costosa.

Nel mio caso è stato usato il citato principio attivo presente nell’ antibiotico “Baytril”, per uso veterinario: anche questo farmaco è stato somministrato attraverso il cibo (Allegato 2: particolare di referto in cui si può vedere l’esito di un antibiogramma effettuato dopo l’isolamento, sul rene, del batterio “Aeromonas Hydrophila”. Fortunatamente era sensibile alla molecola “Enrofloxacin”).

Quello che mi ha fatto molto pensare è che gli stessi agenti patogeni sono stati isolati anche su esemplari reperiti in Italia presso altri appassionati di guppy.

Questo mi ha fatto dedurre che probabilmente moltissimi appassionati hanno all’interno delle loro vasche questi ospiti indesiderati senza saperlo.

A proposito di questo, spesso sento dire la frase: “ho effettuato un’attenta quarantena”.

Questa frase di per se non dice nulla. Una quarantena “attenta” dovrebbe prevedere oltre che l’osservazione scrupolosa dei guppy per un periodo di almeno 3 settimane, anche l’analisi, in questo periodo, delle feci e ove possibile di un raschiato di muco cutaneo e branchiale.

Guppy che apparentemente sembrano sani, possono essere affetti da enteroparassiti a livello intestinale senza necessariamente mostrare segni particolarmente evidenti.

Molti acquariofili sottovalutano l’incidenza degli enteroparassiti sullo sviluppo e riproduzione dei guppy. Mentre in natura vengono probabilmente tollerati maggiormente, in un ambiente chiuso come l’acquario con una popolazione di guppy decisamente più alta, la diffusione dei parassiti e la loro massiccia riproduzione porta spesso a seri problemi, tra i quali i più comuni sono: crescita stentata, colorazione sbiadita, varie deformazioni scheletriche, estrema facilità a contrarre infezioni batteriche sia esterne (es.: corrosione delle pinne)  che interne (es.: idropsia), poca propensione alla riproduzione che spesso sfocia in vera e propria sterilità (Allegato 3: particolare di referto in cui si può vedere l’isolamento del batterio “Lactococcus garvieae”, non molto usuale dalle nostre latitudini. Il soggetto su cui fù isolato era un giovane maschio di Half Black White proveniente dagli U.S.A.).

Basti pensare che nematodi e flagellati a livello intestinale sottraggono ai nostri guppy vitamine, minerali ed aminoacidi, facendo si che la dieta del “padrone di casa” diventi povera rispetto al cibo ingerito. Inoltre, spesso, producono ferite a livello della parete intestinale che diventano la porta d’ingresso alle più svariate infezioni batteriche, come ad esempio l’ “Idropsia”. Un trio di Red Albinos Ribbon Long Fins (ceppo di Taiwan), importato dagli U.S.A.  e pagato 100 dollari, non mi aveva  mai dato avannotti: le feci delle due femmine presentavano a tratti delle zone traslucide bianche e l’addome si presentava leggermente gonfio. All’ inizio avevo creduto che entrambe fossero già fecondate e avevo atteso nella speranza di avere qualche avannotto prima di sacrificarne una per delle analisi approfondite, ma quando, trascorse diverse settimane dal loro arrivo, senza veder nascere un piccolo, mi resi conto che il gonfiore probabilmente era dovuto ad altro(Allegato 4: particolare del referto con l’antibiogramma effettuato sul ceppo batterico “Lactococcus garvieae”. Come si può notare si dimostrò resistente praticamente a tutte le molecole provate, tranne che al “Florfenicolo” che non sono riuscito a reperire). Decisi allora di far analizzare le feci delle femmine e la risposta fu “Hexamita spp.”: a questo punto sacrificai una delle due per un esame più approfondito.Trovarono il flagellato anche nella cistifelia e l’addome presentava vaste aree emaciate con versamenti di sangue (Allegato 5: nel referto si può leggere <<soggetto magro e con livrea pallida. All’apertura della cavità celomatica si notano ascite e lieve congestione intestinale>>. Nell’ esame al microscopio delle feci l’analista usa il valore massimo (quattro stelline) nel quantificare la percentuale di presenza del flagellato “Examita spp.” isolato nelle feci).

Dal referto si capisce anche il perchè del gonfiore addominale: era dovuto dalla congestione intestinale causata dalla presenza massiccia di flagellati. Su consiglio dell’ analista dell’ I.Z.S. soppressi anche gli altri due esemplari del trio, quasi sicuramente condannati a morte certa. Infatti quando l’infezione da flagellati raggiunge la cistifelia l’esito è quasi sempre il decesso dell’esemplare e non c’è cura che possa salvarlo.

La trasmissione dei parassiti dagli adulti agli avannotti è inevitabile e rapidissima. Con le feci vengono espulse grosse quantità sia di uova (nel caso di Nematodi), di spore (Hexamita ed altri flagellati) e di batteri. I guppy amano “brucare” in giro per l’acquario e questa loro abitudine fa si che l’assunzione di fattori infettanti (uova, spore, ecc.) sia inevitabile.

Gli avannotti che hanno enteroparassiti intestinali crescono lentamente anche se noi li alimentiamo massicciamente e comunque richiedono molte somministrazioni giornaliere di cibo per ottenere una crescita quanto meno sufficente.

Avannotti invece privi di enteroparassiti crescono rapidamente e richiedono meno somministrazioni di cibo: nella mia fish room somministro solo due pasti giornalieri a base di naupli di artemia appena schiusi, cisti decapsulate secche (magnifiche per integrare la dieta) e microgranulato molto proteico (60% di proteine e 18% di grassi).

Lo stesso regime alimentare applicato a degli avannotti di generazione F1 di nuovi riproduttori provenienti da Taiwan e affetti da “Hexamita spp.”, hanno dato risultati di crescita mediocri. Inoltre, su 25 esemplari nati, sei portavano una deformazione della spina dorsale comparsa a circa 3 settimane di vita, non dovuta a deficienza alimentare primaria ma bensì secondaria, dovuta cioè all’azione dei parassiti a livello intestinale e tutti mostravano meno avidità nel mangiare e nel ricercare i napuli di artemia vivi in giro per la vasca.

A due mesi di vita, una decina di questi giovani guppy, sono stati sacrificati e analizzati presso l’ Istituto di Zooprofilassi: in tutti gli esemplari esaminati sono state trovate grosse quantità di “Hexamita spp.”  a livello intestinale, dello stesso genere che parassitava i genitori.

In caso di parassiti intestinali, se le condizioni della vasca non sono tenute su valori ottimali è facile assistere a morie di avannotti e spesso alla comparsa di infezioni batteriche secondarie (corrosione delle pinne) che portano alla decimazione totale del gruppo nel giro di pochi giorni.

Chiaramente anche a guppy sani bisogna comunque dedicare le necessarie cure: almeno 3-4 litri per pesce, cambi regolari settimanali del 30-40%, somministrazione di cibo di ottima qualità e non troppo vecchio (il mangime secco non deve essere utilizzato dopo 8-10 settimane dall’apertura della confezione), filtri puliti e maturi.

Alla data che scrivo quest’articolo, nella mia fish room continuo ancora a monitorare la situazione sanitaria, ma ormai da più di due anni i referti sono tutti negativi.

Finalmente dopo tanto lavoro posso godermi guppy sani che non si ammalano al primo “spavento” e posso dedicare tutte le mie energie ai miei vari progetti di sviluppo di nuove varietà.

 

 

 

 

Nicola Rocco

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2006 Nicola Rocco – Tutti i diritti riservati.

 

 

 

 

 

 

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